Le famiglie moderne: il libro

E’ ucito in edicola il libro Le famiglie moderne nella collana Gioco e imparo col metodo Montessori, scritto da Tiziana Valpiana, fondatrice del Melograno e Marzia Bisognin, presidente de Il Melograno sede di Bologna. Le intervista Isabella Sciarretta.

Nonostante gli opuscoli dedicati alle famiglie che possiamo trovare nelle istituzioni pubbliche o private, ma anche i testi scolastici dedicati ai bambini, continuino per lo più a rappresentare universi familiari omogenei e invariati da decenni e decenni, la realtà che noi e i nostri bambini viviamo quotidianamente è molto più variegata.

I nostri bambini più di noi, perché le scuole sono il crogiuolo del cambiamento in atto, mentre noi adulti spesso abitiamo nicchie sociali più piccole e statiche.

Ce lo dicono anche tutte le statistiche, viviamo in una società multiculturale, non esiste un modello unico di famiglia e non esiste un solo modo di essere genitori, esiste piuttosto una molteplicità di famiglie, di modi di diventare ed essere madri e padri, e di essere figli. Una molteplicità di odori di cucina, di lingue, di concezioni religiose, di abitudini, di festività familiari, di possibilità legate alla condizione economica. 

Preoccuparci che tutti i bambini e le bambine si sentano rappresentati, che la storia di ognuno sia riconosciuta, significa innanzitutto fare lo sforzo di uscire dalla narrazione a senso unico, immaginando anche una letteratura per l’infanzia adeguata a tanta varietà.

Ad esempio, libri con un protagonista nero che non sia al centro di una storia a tema sulla diversità, o che non sia un personaggio che combatte il razzismo oppure rappresentato in un villaggio tribale, ma che sia un personaggio qualsiasi. Oppure libri con bambini che vivono pendolando tra due case, o che hanno due mamme, o con bambini che non hanno la loro cameretta.

Non che libri di questo genere manchino completamente, ma sono ancora pochi e pubblicati perlopiù da case editrici che fanno della “diversità” il cuore del proprio lavoro. Una maggior ampiezza di rappresentazione servirebbe a modificare l’immaginario di tutti, non solo dei diretti destinatari dei libri per l’infanzia. 

La diversità continua a essere vista come una difficoltà, una minaccia, oppure per contrapposizione viene liquidata come “ricchezza e risorsa” in maniera superficialmente positiva, senza volerne vedere la complessità.

La tentazione di definire un modello unico è sempre in agguato, ed ecco che tutti i bambini pare abbiano bisogno “naturalmente” di una famiglia composta su un medesimo modello per riuscire a costruire la propria identità, per essere spensierati, curiosi, sicuri e diventare infine adulti sani.

Che questa pluralità ci disorienti perché siamo paladini della tradizione e custodi di valori che temiamo di veder scomparire, o che invece ci stimoli perché ispirati da un baldanzoso spirito pionieristico, è la realtà che vivono quotidianamente i nostri bambini.

Oggi un bambino può nascere in una famiglia dove c’è un solo genitore, oppure dove ci sono solamente due mamme o due papà. Può nascere in una famiglia e crescere dall’altra parte del pianeta, può passare da una famiglia all’altra, può avere due case e fratelli e sorelle con genitori diversi. Può essere un bambino figlio di genitori stranieri o di coppie miste, può essere anche un minore non accompagnato che arriva in Europa clandestinamente. Un bambino può vivere in una famiglia piccola come un nido, oppure in una famiglia grande e ramificata. Una dove si parla una sola lingua oppure dove se ne parlano tre.

I bambini sono creature piene di risorse, di intelligenza, di sguardi originali. Nei primi anni della loro vita sono menti assorbenti, e assimilano tutto dell’ambiente in cui crescono, imparano l’ABC del mondo imbevendosene con tutti i loro sensi. Con questo ABC decifrano il mondo, lo accolgono senza pregiudizio e lo ruminano, e infine si apprestano a costruire il futuro.

Possiamo comprenderli e accompagnarli in un mondo che si muove se li ascoltiamo, se valorizziamo le loro esperienze e non smettiamo di interrogarci, ruminando insieme a loro. Ma soprattutto non dimenticando mai che ogni bambino ha diritto a veder riconosciuta e rappresentata

la propria storia e la propria famiglia, per quanto strana possa apparire ai più. E’ necessario pensare a tutti i bambini, che possono vivere lo svelamento di una condizione di alterità sollecitato da uno sguardo esterno, da un’etichetta o un’offesa, da una domanda o una parola compassionevole. E’ compito di tutti noi trovare parole e modi che siano includenti e non escludenti.

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